Torzelle

La torzella è una pianta molto rustica e resistente, difficilmente attaccabile dai comuni fitofagi e parassiti, discendente del cavolo selvatico. Caratteristica peculiare che la rende anche facilmente riconoscibile è la morfologia delle sue foglie, che presentano arricciatura e increspatura più o meno accentuate, che danno l’impressione di un tessuto spugnoso di colore verde.

Il nome di questo ortaggio è dialettalmente derivante dal modo in cui i napoletani chiamavano i broccoli: torza.

Della famiglia delle Brassicacee o Crucifere, questa verdura è entrata nell’elenco dei prodotti agroalimentari della regione Campania come torzella, cavolo greco, torza riccia con Decreto Ministeriale del 2006. Dal punto di vista agronomico richiede suoli ben drenati, resiste al freddo e non richiede grosse cure nella coltura.
Pianta biennale la cui fase vegetativa dura 5 mesi tra agosto e febbraio.

La Torzella in cucina si presta molto, soprattutto se consumata fresca: cruda, cucinata lessa, cotta al vapore o saltata in padella.

È ideale per le zuppe, quando i primi geli la rendono più tenera.
La tradizione del consumo di questa verdura la lega ad un piatto diffusosi per almeno 3 secoli dominando sulle mense dei nostri avi dal XVI al XVIII: la famosa Mensesta Maretata, che univa (maretava, appunto) un ricco brodo di carni miste con “scarolelle, burraccelle, cicorielle, vrocculille, cappuccelle e torzelle” (“Vaiasseide”, Bartolomeo Zito detto Tardacino).

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